La Culla Dei Sogni - BAMBOLE ARTE TERAPIA
La Culla Dei Sogni - Bambole Reborn
Reborn Therapy& Disabilità
Quando un laboratorio diventa un luogo dove sperimentare nuovi materiali, dando libero arbitrio alla voglia di creare, senza condizionarla ad un risultato estetico, quando il processo creativo diventa l'elemento principale e il prodotto artistico non piu' il fine ma l'elemento in cui la persona esprime la propria emotivita' traendone un beneficio psicologico Emoticon smile
Quando un laboratorio diventa un luogo dove sperimentare nuovi materiali, dando libero arbitrio alla voglia di creare, senza condizionarla ad un risultato estetico, quando il processo creativo diventa l'elemento principale e il prodotto artistico non piu' il fine ma l'elemento in cui la persona esprime la propria emotivita' traendone un beneficio psicologico Emoticon smile
Laboratori di arte-terapia per ragazzi speciali.
   Laboratori di arte-terapia per ragazzi speciali.
     Ringraziamenti
Ringraziamenti










Intervista pilotata
28 novembre 2013 alle ore 21.47
Due giorni fa ho ricevuto l'invito  per un'intervista con un giornalista Mediaset, che sta preparando un servizio sulle bambole reborn. La richiesta ovviamente non l'ha fatta solo a me ma anche ad altre artiste, che una volta scambiato due chiacchere con il soggetto in questione, si sono subito rese conto che sarebbe stato un servizio pilotato CONTRO quest'arte. Giustamente hanno tutte declinato l'invito ed è cominciato il tam tam di avvertimenti tra di noi. Ho risposto all'email:
Salve Marcello, nessun problema a scambiare quattro chiacchere, l’importante è che non sia un’intervista pilotata a far sembrare ciò che non è. Mi permetto di dirle che  tra artiste di questa meravigliosa “tecnica” ci sentiamo giornalmente per confrontarci su quello che è la nostra passione in comune e purtroppo sono girate voci di un’ipotetica intervista' con l’intento di far apparire il reborning come qualcosa di diverso da ciò che è nella realtà. Siccome in passato è già successo con altri giornalisti, se quello è il suo scopo declino subito l’invito, se invece vuole parlare di questo meraviglioso mondo per quello che è, allora la mia porta è aperta. Creiamo bambole reborn dal 2008 e nel 2010 abbiamo aperto il primo Showroom italiano di bambole reborn e ne vado enormemente orgogliosa. Tutti i week end siamo fuori con il nostro carretto itinerante per presentare la nostra arte, mettiamo personalmente la nostra faccia a contatto con il pubblico, affrontiamo serenamente chi le ama e chi le odia, IO SONO DI PARTE! 
Buona giornata, a presto.
Claudia /Culla Dei Sogni

Ora mi chiedo, perché  pilotare  l' intervista  su qualcosa di patologico  e soprattutto  perché  non ascoltare  incuriositi  chi dice il contrario?  Ho  la presunzione  di rispondermi da sola,  sentir parlare di cose  belle, positive, non alza l'audience,  ciò  che aiuta  non stuzzica la curiosità,  il gossip, i pettegolezzi, ahimè  la cronaca nera (della quale è giusto  informare) sono tutti argomenti  che incuriosiscono gli spettatori o i lettori. Perché  questo signor  Marcello non porta avanti questa intervista ascoltando quello che abbiamo da dire sull"argomento noi artisti, i collezionisti  e anche la semplice persona che acquista una bambola per fare un regalo o perché  se ne innamora? Perché  il mio invito ad ascoltare  le belle esperienze emozionali è  stato ignorato  al punto di non meritare  nemmeno una risposta?  Non crea abbastanza audience la realtà  delle cose  al punto di volerla  modificare  per forza?  Me lo lasci dire signor  Marcello, con noi ha fatto una magra figura, ma in fondo non sarà  nemmeno colpa SOLO sua,  lei fa il suo mestiere,  peccato  che potrebbe farlo in modo migliore, raccontando le cose come stanno,  senza bisogno di modificare la realtà per forza e trattando l' argomento per quello che è.  Faccia un giro nei siti di alcune "Reborn Artist" e provi a raccogliere le testimonianze scritte da persone normali, padri, madri, ragazzine, nonni e nonne, si potrebbe ricredere. Mi dispiace il fatto che non venga nemmeno considerato l'approccio positivo che possono avere  queste bambole su alcune persone, certo per la gente superficiale è meglio prendere uno psiocofarmaco in più che curarsi con una bambola, che importanza ha se cooperative sociali fanno attività con ragazzi diversamente abili insegnando l'arte di creare le reborn come attività ricreativa, tutto troppo positivo per essere preso in considerazione per fare un'articolo, non interessa a nessuno se in alcuni centri che curano l'Alzheimers hanno cominciato un percorso di "Terapia della Bambola", tutto troppo banale  per chi deve scrivere un articolo che porti la gente ad additare come anomalo, qualcuno che di anomalo non ha proprio nulla. Forse troverà qualcuna che cadrà nella sua trappola, come è successo in passato, ma si ricordi che dietro ci saremo sempre noi artisti a difendere la nostra arte e chi l'apprezza!!!!
Claudia Vezzali

Convegno "Reborn therapy"
7 Novembre 2013
Cooperativa Sociale TDL

L'Ati Leonardo TDL ha sperimentato un nuovo percorso di arterapia, una nuova tecnica secondo noi applicabile in diversi contesti: senilità Alzheimer, handicap o normale attività artistico-terapeutica per aiutare la persona al raggiungimento di un equilibrio interiore.
Il 07 novembre alle ore 10.00 presso la Sala Consiliare del Municipio Roma VI Le Torri si parlerà di questo approccio arteterapeutico.

Un evento che designa ufficialmente la reale possibilità che la creazione di BAMBOLE REBORN divenga e si accrediti quale arte-terapia

La bambola della locandina è stata realizzata dall'artista Orietta Fecchi


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Nel centro Alzheimer di Caltanissetta è stato ideato un nuovo metodo per combattere la malattia. Grazie al laboratorio Doll Therapy verrà offerto un nuovo servizio non farmacologico che, attraverso l’utilizzo di “speciali bambole”, cercherà di stimolare nei pazienti una risposta emozionale.
L’uso delle bambole – riferiscono i medici – permette ai pazienti affetti da questo grave deterioramento cognitivo di prendere piena consapevolezza di se e di far riaffiorare quegli istinti protettivi sepolti da tempo. I pazienti conoscendo meglio se stessi sono portati poi a creare una relazione con gli educatori, instaurando e rafforzando un legame affettivo con gli stessi”.
Le bambole sono tutt’altro che giocattoli – proseguono – Infatti riproducono alla perfezione le caratteristiche dei lattanti: lo sguardo, il peso, la ‘pelle vellutata’ e morbida, il profumo emanato e il battito cardiaco (riprodotto mediante un meccanismo elettronico posto al loro interno). Sono un vero e proprio strumento terapeutico”.Le risposte emozionali alla Doll Therapy – hanno concluso – possono essere diversificate in base alla gravità della malattia e alla differenza di sesso dei pazienti. Ma la cosa più importante è che riescono a tirar fuori da queste persone quelle emozioni, quei sentimenti che sembravano essersi assopite”.O>O>O>O>O<o<o<o<o<o<oO>O>O>O>O
Terapia bambolaLA TERAPIA DELLA BAMBOLA A cura della Dott.ssa Monica MonacoUno dei problemi maggiori nella cura delle condizioni degenerative che tendono a colpire molte persone anziane è la necessità di controllare alcuni comportamenti rischiosi per un paziente o per chi vive accanto ad esso. Insieme a tale bisogno si osserva sempre più spesso la scelta di ricorrere ad utili terapie di supporto volte a ridurre il ricorso costante a massicce dosi di farmaci che possono risultare dannose e che possono determinare una bassa o inesistente qualità della vita, paragonabile talvolta ad una pura sopravvivenza in uno stato vegetativo. La terapia farmacologica infatti, pur essendo necessaria, determina molti effetti collaterali che in alcuni casi appesantiscono una condizione fisica generale già difficile o compromessa da altre patologie organiche. Per tali ragioni occorre perfezionare delle strategie che aiutino a ridurre il ricorso continuo a crescenti sedazioni e che possano contestualmente stimolare le abilità affettive e cognitive residue che rappresentano i pilastri che sostengono il controllo dei comportamenti patologici tipici degli stati di demenza senile. La "terapia della bambola" è un metodo che si è rivelato particolarmente utile per il raggiungimento di questo scopo e che si colloca, per tale motivo, tra le terapie complementari che si dimostrano più utili per la stabilizzazione dei dosaggi farmacologici in presenza di patologie della terza età con sintomatologia affettivo-comportamentale.
Distrazione, compensazione affettiva e reiterazione La terapia che adotta l'uso delle bambole, chiamata anche "Doll Therapy" o “Empathy Doll” ha origine con il contributo della terapeuta Britt-Marie Egedius-Jakobsson in Svezia, in un paese specializzato nella produzione di questi oggetti da gioco o da abbellimento domestico. Essa consiste nel ricorso all'oggetto bambola, che riveste gradualmente un significato simbolico in grado di aiutare a migliorare il benessere delle persone con problematiche che compaiono generalmente in età avanzata, quali le demenze senili, come l'Alzheimer ed alcune patologie psichiatriche gravi caratterizzate da disturbi del comportamento. Le sue azioni possono realizzarsi sia a livello preventivo che di cura, attraverso il supporto alla salute che può derivare da alcuni benefici dell’intervento organizzato sistematicamente e professionalmente, quali: • la modulazione di stati d’ansia e di agitazione e delle loro manifestazioni sintomatiche come aggressività, insonnia, apatia o wandering; • la conseguente possibilità di ridurre sensibilmente il ricorso ai sedativi; • la riduzione di condizioni di apatia e depressione caratterizzata da disinteresse ed inattività totale; • la capacità di rispondere ai bisogni emotivi-affettivi che, malgrado il deterioramento cognitivo, rimangono presenti ma non sono più soddisfatti come in età precedenti; • la possibilità di ostacolare il deterioramento di alcuni abilità cognitive e di sostenere l'utilizzo di prassi motorie che fungono da stimolo delle abilità residue. A partire dall'osservazione delle potenzialità di questa terapia, essa può essere considerata un metodo integrativo, piuttosto che alternativo, ma anche uno strumento di riabilitazione in grado di aiutare a ridurre e compensare le compromissioni funzionali degenerative.
Il ricorso ad una bambola, in persone in cui le capacità di memoria, logiche e verbali si sono ridotte e che a causa di una patologia non riescono più ad intrattenere relazioni stabili ed equilibrate, consente di attivare delle modalità di relazione pre-verbali e non verbali che permettono di canalizzare le energie mentali su un'attività che riveste al contempo un ruolo di distrazione ed uno, ancora più importante, di stimolo rappresentando un contesto per manifestare emozioni e pensieri che altrimenti tenderebbero ad affollare in modo confuso il mondo interno del paziente.
La Doll Therapy, perciò, riesce a dirigere l'attenzione di una persona affetta da demenza o da patologie con compromissioni simili verso un compito semplice, come quello di accudimento di una bambola, evitando la congestione del pensiero dovuta alla concentrazione su idee e stati affettivi che, non avendo un filo di unione, generano stati di confusione e di disagio che vengono manifestati spesso con disordini del comportamento.Questo approccio di cura, inoltre, consente di creare un contesto per rispondere ad alcuni bisogni universali privi di limiti di età, quali quello di sentirsi utili e capaci di svolgere ancora delle attività quotidiane, di dare affetto e di prendersi cura di qualcuno, ma anche di esprimere emozioni primordiali e naturali.
La possibilità di riconoscere la bambola per quello che è realmente è presente solo in alcuni casi; in altri è possibile che il deterioramento cognitivo non consenta il rapporto consapevole con l’oggetto reale. In entrambe le condizioni, tuttavia, il rapporto importante a livello terapeutico è quello che viene a determinarsi con un oggetto immaginario che diviene simbolico grazie al processo attraverso cui la bambola viene investita con i propri ricordi e con le emozioni fissate nella memoria remota e che attraverso l’oggetto simbolico possono essere attualizzate ed esternalizzate.Infine, tra i benefici che si osservano una volta avviato un rapporto con la bambola, vi sono anche le sollecitazioni quotidiane della memoria procedurale che viene chiamata in causa nell’esecuzione di alcuni gesti di cura come la vestizione, il cambio di abiti o ancora attraverso le azioni del cullare o dell’alimentare.Il ruolo simbolico attribuito alla bambola e l’affettività proiettata su di essa sono evidenziate dall’agitazione emotiva che subentra quando si allontana la bambola o la si sostituisce con un oggetto con caratteristiche rievocative diverse, come ad esempio una scatola.La terapia della bambola va considerata una cura centrata sulla persona che consente di sostenere il rispetto di alcuni principi morali fondamentali nella cura dell’anziano. Essa incoraggia infatti: • la ricerca di una massimizzazione del controllo personale che ha luogo attraverso la stimolazione delle possibilità residue di cura autonoma di sé; • l’esercizio delle scelte, estremamente ridotte nella quotidianità dell’anziano ammalato, che divengono possibili nel corso dell’interazione con la bambola che rappresenta un contesto in cui è possibile lasciar decidere senza il rischio di conseguenze negative; • il rispetto della dignità umana che si evidenzia nell’attenzione che questa cura rivolge all’autostima e alla possibilità di vivere piccole e semplici esperienze in cui è possibile ancora sentirsi capaci; • il rispetto del senso di continuità dell’esistenza che viene attuato attraverso la sperimentazione emozionale di condizioni positive del passato che trascende la possibilità di recuperare i ricordi episodici; • la promozione dell’equità che viene applicata attraverso il riconoscimento non discriminatorio dei bisogni affettivi in ogni età della vita.
Aspetti metodologici Esistono tre principali modi attraverso cui può essere applicata la terapia della bambola, considerando che spesso essa si colloca all’interno di case di riposo o di accoglienza per anziani, ma che può essere attuata anche attraverso interventi individuali. Nei contesti di attuazione in gruppo o a domicilio si preferisce procedere costituendo un luogo unico, una sorta di nursery, in cui i destinatari della cura possono andare e scegliere una delle bambole con cui interagire. In strutture che ospitano gruppi omogenei si può procedere facilmente anche con un approccio in cui le bambole vengono distribuire nelle varie stanze della casa e gli ospiti della struttura possono in tal modo trovare più stimoli intorno a loro, una scelta che può risultare utile soprattutto una volta avviato l’intervento per garantire la stimolazione continua. In casi in cui siano presenti singoli pazienti con problematiche comportamentali che vivono all’interno di strutture complesse di cura o al proprio domicilio familiare, si può procedere anche attraverso l’attribuzione di una bambola per destinatario della terapia, ponendo generalmente l’oggetto accanto al letto della persona o sul suo comodino.
La somministrazione iniziale della bambola generalmente è diretta da un esperto che guida il percorso riabilitativo in alcuni momenti specifici della giornata, valutando i progressi e stimolando la costruzione del rapporto simbolico anche attraverso il coinvolgimento della famiglia o dell’équipe. Tuttavia, la bambola può essere riproposta in tutti quei momenti in cui i destinatari appaiono irrequieti o apatici; ciò spesso avviene utilmente in momenti cruciali della giornata quali quello dell’igiene e della vestizione, durante i quali alcuni pazienti mostrano un picco di aggressività o di rifiuto dell’intervento assistenziale.Le bambole terapeutiche originali, denominate Joyk, possiedono caratteristiche particolari che potrebbero non farle apparire come le bambole più belle in vendita, ma che le rendono maggiormente in grado di suscitare emozioni e che per questo vengono definite anche “bambole empatiche”. In particolare, una bambola adottata in un programma terapeutico di “empathy doll”, dovrebbe possedere alcune caratteristiche importanti, quali: • un peso né troppo leggero né eccessivo distribuito in modo equo lungo tutto il corpo; • le braccia morbide e non troppo floscie ed una postura delle gambe lievemente rannicchiata ma non fetale, tale da rendere facile l’abbraccio; • una dimensione simile a quella di un neonato; • tratti somatici che ricordano quelli di un bambino. Sono pertanto poco indicate le bambole di pezza e le bambole da collezione. Inoltre, nelle versioni più attuali sono stati aggiunti spesso dei taschini in cui vengono riposti sacchetti da aromaterapia che possono contenere essenze calmanti o anche dei dispositivi che riproducono il battito cardiaco e che per questo aumentano l’impressione di interazione reale, producendo una sincronizzazione sensoriale che tende ad equilibrare il ritmo cardio-circolatorio.
Nel corso della Doll Therapy, l’interazione paziente-bambola può attraversare diversi stadi, in rapporto anche alla disponibilità a riconoscere alla bambola un ruolo simbolico affettivo che rimanda alle relazioni infantili oppure a quelle materne. Sono state indicate tre tipologie di comportamento interattivo osservabili: • in momenti iniziali oppure in situazioni protratte di rifiuto, il paziente considera la bambola esclusivamente come un oggetto inanimato e tende ad esplorarla con un contatto iniziale che poi si riduce fino a portare all’abbandono della bambola da qualche parte; • dopo la prima fase può seguire, ma non sempre ciò accade, una fase di accudimento costante nel corso di vari momenti della giornata; in questo caso si evidenzia un riconoscimento del simbolismo dell’oggetto; • infine, un’altra modalità interattiva che può essere osservata è quella in cui si verifica un’alternanza tra intenso accudimento della bambola e disinteresse o rifiuto. Ognuna di queste modalità può dare un’indicazione della modalità di relazione affettiva caratteristica del paziente e risente anche dell’incoraggiamento che il personale della struttura ospitante o della famiglia mostra nei confronti delle azioni di cura rivolte alla bambola.
Nel corso di un programma di intervento con la Doll Therapy, vanno considerati alcuni segni tipici che mostrano la funzione terapeutica della bambola che vanno raccolti in apposite liste di controllo periodico che sostengono l’osservazione. Essi comprendono: • l’accettazione della bambola; • la ricerca di quest’ultima; • le interazioni verbali con l’oggetto (es. il parlare alla bambola); • il cullare; • l’abbraccio o la tendenza a stringere al petto; • la cura dell’abbigliamento; • il sorriso diretto; • il sorriso alle persone presenti; • il canto di una ninna nanna; • ogni forma di gioco con l’oggetto; • il contatto continuo; • l’accarezzamento. Richiedono un incoraggiamento dell’interazione gesti quali: • l’abbandono della bambola; • la ricerca di consenso rispetto a forme di accudimento; • il tenere la bambola senza muoverla; • il contatto sfuggente.
Dietro ad alcune forme di rifiuto della bambola si possono celare traumi affettivi e possibili lutti che vanno intesi come una forma di controindicazione alla terapia della bambola, che potrebbe riattivare in tali casi frustrazioni e conflitti. La raccolta di dati sulla storia dei pazienti con dei familiari di questi ultimi rappresenta pertanto un passo fondamentale prima dell’inizio di qualsiasi terapia basata sul maternage. In presenza di lutti importanti in periodi dell’infanzia o della maternità o di disturbi dell’attaccamento, l’intervento va condotto con prudenza o eventualmente, in casi estremi, evitato.In conclusione, le esperienze positive di intervento ottenute attraverso questa terapia sottolineano la necessità di perfezionare queste ed altre metodologie di supporto, in cui il concetto di terapia si riferisce alle possibilità di sostegno delle risorse presenti. Questo obiettivo, che potrebbe essere considerato minimo, è tuttavia estremamente importante nelle condizioni in cui non è possibile un miglioramento organico, ma in cui è possibile sostenere anche un minimo adattamento funzionale. Le potenzialità applicative di questa terapia pertanto potrebbero essere esplorate anche nel contesto di alcune disabilità cognitive medio-gravi presenti in altre patologie e in pazienti di età diverse, in considerazione della possibilità di ridurre trattamenti farmacologici massicci. Il dibattito tra sostenitori e oppositori della terapia della bambola trova proprio in questo risultato un punto di accordo che apre uno spiraglio alla collaborazione per il bene dei pazienti che si trovano a dover vivere una condizione nella quale il comportamento diviene l’unico indicatore più genuino di un benessere interiore che va ricercato con piccole e semplici strategie.